Scialpinismo in Norvegia

Prendiamo in prestito un po’ di spazio in questo blog (che ultimamente langue…..) per raccontare la nostra vacanzina in Norvegia.

14 Aprile 2012

Ieri sera siamo arrivati e Francesco ci ha accompagnati nella casetta dei sette nani. Era buio e non abbiamo visto niente.

Stamattina…..colpo di scena, il cielo azzurrissimo e senza una nuvola, apro una tenda e vedo che siamo alla fine di un lungo e bellissimo fiordo; poi, il sogno di ogni scialpinista (oddio, non so proprio di ogni, ma mio si), apro un’altra tenda e vedo una montagna che sembra ideale per salirci sopra, apro un’altra tenda ancora e vedo un’altra montagna altrettanto ideale. Le finestre sono finite, ma sicuramente se esco ci sarà qualcos’altro, ed infatti è cosiiiiiiiii.

Accompagno Francesco a Tromso (qui siamo a 20 km dal centro) a fare il suo esame di norvegese (andrà male accidenti….), tornando faccio un po’ di spesa e quando rientro Elisa è ancora a letto, ti pareva……

Colazione calma, vestizione e approntamento attrezzatura e verso le 12 (si, proprio mezzogiorno, ma qui non siamo sulle Alpi e le nostre regole non valgono) siamo pronti a partire, sci ai piedi. L’operazione tradizionale di quando si parte, la taratura dell’altimetro, non è mai stata tanto semplice, si parte dal livello del mare!!!!

Secondo sogno di ogni scialpinista: la traccia. Hai tutto il pendio vergine davanti a te e puoi scegliere in tutta libertà che strada fare. Di solito è faticoso, ma oggi i 20 cm di neve fresca (praticamente farina) si facevano tracciare benissimo.

Piano piano si sale ed a un certo punto non si sale più, siamo in cima! Il panorama è bellissimo e vastissimo, gettando lo sguardo da una parte sembra di essere sulle alpi, ma ti giri un po’ e vedi il mare, con qualche peschereccio piccolo piccolo che avanza lentissimo.

Dalla cima vediamo alcune persone che salgono sfruttando la nostra traccia, penso sia la prima volta che arriviamo su una cima per primi! Arrivano prima due, poi altri due, poi altri, ma quanta gente che fa scialpinismo qui in Norvegia! Chiacchieriamo un po’, alcuni sono di qua, uno è arrivato a fare il weekend da Oslo (due ore di aereo). C’è il sole, non c’è vento ma la temperatura è abbastanza fredda e quindi ci prepariamo per scendere.

Terzo sogno di ogni scialpinista, una intera discesa con 20 cm di farina in cui non è ancora passato nessuno! Ci buttiamo giù e ci godiamo una discesa come non ne ricordiamo sulle alpi.

Ah già, la cima che abbiamo fatto si chiama Hatten ed è alta 657 metri (non è moltissimo, ma come prima gita va piu che bene)

Ora andiamo a nanna, vediamo se riesco a fare il quarto sogno!

15 Aprile 2012

Anche stamattina ci sveglia il sole che filtra tra le tendine, nonostante gli oscuramenti! Quindi anche oggi si va, la meta è quella cima che si vede dalla finestrella a destra. Solita partenza tranquilla; oggi troviamo una tracciona che neanche sul Granpa una domenica assolata di maggio! Quindi, visto che non bisogna preoccuparsi di dove andare, mi concentro sul ritmo del respiro (come dice sempre il Mauri in palestra): due passi e inspiro, due passi ed espiro (sempre a bocca aperta, come dice Angelo) e dove la pendenza aumenta passo uno/uno. Il metodo non funzionerà, arriverò in cima boccheggiante.

Anche qui, come da noi, c’è la mania di fare le tracce dritte sulla linea di massima pendenza; Elisa saggiamente (come ci hanno insegnato a suo tempo) esce e traccia umanamente (tanto ci si mette lo stesso tempo!)

Salendo la vista si allarga sempre di più e il panorama è sempre più bello!

Ma, come spesso accade, la vista migliore si apre solo una volta arrivati in cima, si vede tutto il nostro fiordo e in fondo il mare aperto, o meglio, l’Oceano Atlantico!

In cima oggi si sta benissimo, quindi apriamo lo zaino e mangiamo con calma, insieme ad un bel po’ di norvegesi che arrivano alla spicciolata (oggi non siamo arrivati in cima per primi, siamo arrivati ultimi del gruppo dei mattinieri, o forse primi del gruppo dei ritardatari!)

Arriva il momento della discesa, la neve non è bella come ieri ma comunque sciabile senza troppe difficoltà e con molto divertimento.

La cima di oggi si chiama Buren ed è alta 805 metri (miglioriamo!)

16 Aprile 2012

Oggi scuola di sci. Francesco voleva provare a fare scialpinismo e volentieri lo accompagnamo, cercando di insegnare qualcosa. Noleggiata (a caro prezzo…..) l’attrezzatura, partiamo. La giornata non è spettacolare come le precedenti, ora il tempo è “norvegese”, nuvole e sole (più nuvole che sole…), vento e nevischio a tratti. Inoltre le tre/quattro ore della gita saranno, meteorologicamente, le peggiori. Comunque riusciamo ad arrivare in cima (la cima che abbiamo fatto il primo giorno) e a scendere nemmeno troppo male. Anche Francesco, che è al suo primo fuoripista, se la cava non male, considerato che la neve è peggiore di quella dell’altro giorno.

Niente foto, il tempo non ispirava. Solo la gradita sorpresa di due piccole renne al ritorno.

17 Aprile 2012

Non ce la contano giusta. In Norvegia ci aspettavamo tormente di neve, pioggia a catinelle, nebbioni e invece anche oggi ci svegliano i raggi di sole che filtrano dalla finestrella a rombo della porta. Guardo da ogni finestra e non c’è una nuvola, quindi via!!!!

La gita di oggi non parte dal mare ma da una strada interna che sale un po’, fino ad una specie di passo con un lungo lago (ghiacciato, ovviamente). Qui scopriamo uno dei passatempi norvegesi: si piazzano in mezzo al lago, fanno un buco per pescare e, con la neve, fanno una specie di divano che ricoprono con una pelle di renna, si accomodano, accendono il fuoco e si godono il sole. Non male, direi.

L’ambiente è decisamente alpino, con creste, pareti e picchi; sembra proprio di essere sulle alpi a 2.000 metri. Nella prima metà della gita il caldo è quasi fastidioso e sudiamo copiosamente, poi più in alto la temperatura torna “montana”, senza comunque disturbare. Si sale sempre più ma il mare quasi non si vede, solo cime e valli a perdita d’occhio, compreso un Cervino in miniatura.

Solo quando arriviamo in cima e riusciamo a gettare lo sguardo oltre il crinale vediamo uno spettacolo bellissimo: fiordo, isolette e in fondo il mare aperto.

Mangiamo qualcosa, soprattutto beviamo e iniziamo la discesa, anche oggi piacevolissima, Solo in fondo ci impantaniamo un po’ nella fascia boscosa (betulle nane) che ricopre la base di tutte le montagne.

Arrivati alla macchina scopriamo che tutto attorno ci sono persone che partono con gli sci per altre gite adesso (sono le 16:30!!), evidentemente hanno terminato il lavoro e, vista la giornata, ne approfittano, Non male anche questo, in Italia sarebbe possibile solo in inverno, quando però arriva buio prestissimo.

La cima di oggi è il Skitntinden ed è alta 1.024 metri (circa)

18 Aprile 2012

Giornata di riposo. Il meteo non è bellissimo, abbiamo un invito a cena e quindi ne approfittiamo per oziare e per visitare Tromso. La città in se non è bellissima, accanto alle tipiche casette in legno colorato ci sono edifici squadrati in cemento tipo Unione Sovietica e altri modernissimi e avveniristici (ad esempio la biblioteca). Visitiamo Polaria, che vorrebbe evidenziare le bellezze naturali delle terre del nord, in realtà solo i filmati panoramici sulle isole Svalbard e sulle aurore boreali sono belli. Poi vediamo il piccolo museo d’arte, carino, anche se il terzo piano ospita la personale di un artista contemporaneo, di quelli che si divertono con i tubi al neon e con le installazioni multimediali…….forse queste cose piaceranno tra un paio di generazioni. Un kebab per pranzo (si, anche qui è arrivato, mentre stranamente non è ancora arrivata una vera pizzeria italiana) e poi un’arietta gelida ci costringe a rifugiarci in un centro commerciale, del tutto simile ai nostri, in attesa della cena.

A cena siamo invitati da Francesco e Stine. Ci preparano un ottimo piatto a base di renna, che noi non avevamo mai assaggiato. Direi ottima, ricorda un po’ il petto d’anatra. Inoltre da bere c’era un’ottima bottiglia di Brunello, che non ho potuto quasi assaggiare, grunt (dovevo guidare per tornare a casa e qui sono particolarmente severi).

Dopo cena conosciamo i genitori di Stine, simpatici, arzilli e sportivi.

19 Aprile 2012

Il meteo si rimette al bello e quindi ripartiamo. Sulla gita di oggi Elisa ed io abbiamo valutazioni completamente diverse. A me è piaciuta moltissimo, a lei per niente.

Si inizia al solito nel bosco di betulle in cui comunque è piacevole salire (un po’ meno scendere…..).

Finito il bosco inizia un immenso falsopiano fatto a dune, che credo assimigli molto al deserto, senza alcuna traccia di passaggio se non quella di una motoslitta. Quando abbandoniamo anche quella capisco cosa significa ciò che raccontano le persone che sono andate a piedi ai poli, e cioè l’angoscia che da il camminare a lungo senza che cambi l’orizzonte, senza alcun punto di riferiremnto. Si comincia a cercare qualcosa da puntare, che ti dia un minimo di orientamento; va bene tutto, un’onda particolare della neve, un piccolo sasso che sporge in lontananza. Per me è un gran pianone che letteralmente non finisce più, cammini e cammini e sembra di non spostarsi.

Poi il falsopiano finisce e inizia il ripidone finale, dove ritroviamo gli ormai familiari panorami, fatti di fiordi, isole e montagne a perdita d’occhio. Attenzione, anche il ripidone finale non finisce più. Conviene non guardare la cima sennò ti prende lo scoramento, cammini e cammini ed è sempre lontana uguale.

Arriviamo in cima, anche se per la cima vera e propria c’è ancora da fare un po’ di strada in piano. Ci sono ben due anticime, che ti danno la breve illusione di essere arrivati e invece no, c’è ancora da camminare: dopo la prima ancora chilometri, dopo la seconda basta, mi fermo, anche perchè chi mi assicura che non ce ne sarà una terza?  Elisa non se la sente, io invece vado, non so perchè ma sono sicuro di trovare il libro di vetta e non posso mancarlo. Così è infatti.

Ci rifocilliamo, scambiamo due parole con gli immancabili norvegesi (finora ne abbiamo sempre trovati) e quindi scendiamo. Il ripidone è piacevole, con una neve ideale e per nulla faticoso.

Poi scivoliamo verso il basso su pendenze minime ma comunque piacevoli.

Per ultimo la solita penitenza della boschina di betulle ed infine arriviamo alla strada, a circa tre chilometri dalla macchina. Non ho voglia di camminare con gli scarponi e provo a fare autostop; quasi subito si ferma un ragazzo che mi da uno strappo.

La cima di oggi è il Tromsdaltinden, la cima simbolo di Tromso, molto caratteristica; è alta 1239 metri.

20 Aprile 2012

Abbiamo esaurito gli aggettivi. Anche oggi partenza tarda, una bellissima gita con una bellissima giornata, temperatura ideale per mantenere la neve e per non sudare. La cima di oggi l’avevamo vista un paio di giorni fa salendo lo Skitntinden; anche questa è una caratteristica di questi luoghi, fai una cima e ne vedi decine attorno che meritano, a patto di vederle però, infatti tutti i norvegesi che incontriamo ci dicono “you have been very lucky with the weather!”. E noi ci godiamo l’insperata fortuna.

La salita è piacevole, con pendenza regolare ma mai monotona e solo l’ultimissimo tratto è decisamente ripido; oggi non c’era quasi cornice, altrimente avrebbe potuto rapprentare un problema superarla senza piccozza.

Dalla cima l’ormai solito panorama a 360 gradi, con l’oceano, isolette e fiordi.

Piacevolissima anche la discesa, su neve a tratti molto bella e arrivo comodo alla macchina, senza nemmeno dover litigare con le betulle.

La cima si chiama Durmålsfjellet ed è alta 921 metri.

21 Aprile 2012

La ciliegina, anzi, la ciliegiona sulla torta!

Partiamo alla solita ora da casa diretti alla parte nord dell’isola Kvaløya, senza una meta precisa ma solo qualche vaga idea vista sulla cartina.

Lungo la strada, bellissima, che segue il contorno dell’isola, vediamo una spiaggia che inviterebbe a fare il bagno, se non fosse per la neve che arriva quasi in acqua!

Poco dopo, sullo sfondo, uno stupendo gruppo di montagne e un bel po’ di gente a lato della strada che sta armeggiando con sci e scarponi; ci fermiamo e questi, vedendoci trafficare con la cartina vengono a chiedere se abbiamo bisogno di aiuto; chiediamo consiglio e ci propongono la loro stessa gita, dicendo che è bellissima. Ci hanno convinto, partiamo.

La prima parte non è per niente intuitiva, a vista sembrebbe impossibile passare, ma qua e la si vedono formichine che salgono, apparentemente senza troppa difficoltà.

In effetti si passa, ma preferiamo battere noi la traccia, anche qui l’enorme traccia già presente è “alla norvegese”, ovvero “dritto alla meta senza curve, che fanno perdere tempo”; probabilmente questo loro comportamento è facilitato dagli sci che usano quasi tutti, lunghi come i nostri ma larghi quasi il doppio e con le pelli che ricoprono tutta la soletta e che quindi tengono molto meglio.

Passata la prima parte arriviamo sul ghiacciaio e ci rilassiamo, banana di rito, un po’ di the, e via che si riparte. L’ambiente è come al solito bellissimo, montagne bianche davanti e mare azzurro dietro.

Anche oggi ce l’abbiamo fatta, siamo arrivati al colletto poco sotto la cima. Io non so resistere e salgo a piedi i pochi metri che ci separano dalla cima, Elisa che ha un po’ paura del vuoto, desiste e fa male, il panorama è bellissimo!

Quattro chiacchere con un ragazzo vestito tutto skitrab (ci aveva superato correndo all’inizio!) con cane al seguito (felicissimo!) che cerca invano di convincere gli altri norvegesi dei vantaggi dei nostri e dei suoi sci rispetto ai loro spatoloni e cominciamo la discesa. Favola! Neve polverosa e intonsa fino quasi alla fine. Ultimo tratto meno problematico del solito e anche oggi arriviamo con gli sci alla macchina.

Sorpresa finale, la macchina si impantana nella neve e non ne vuole sapere di uscire. I ragazzi presenti si fanno in quattro per darci una mano, recuperano una apposita corda e con l’aiuto di un altra macchina ci tirano fuori dai guai. Grazie!

Per la cronaca, la cima si chiama Hollendaren ed è alta 1.017 metri.

  1. Argia
    23 aprile 2012 alle 19:25

    Io Vi posso solo invidiare un pochino (parecchio….) e arrabbiarmi perchè non avete mai risposto ai miei sms…..!!!!
    Ma d’altronde, dopo aver visto immagini di una tale bellezza, non è difficile immaginare come si possa venir rapiti da tutto questo e dimenticarsi che esiste un mondo reale fatto di telefoni cellulari e messaggi….

    Bentornati, non vedo l’ora di riabbracciarvi e vedere l’album fotografico completo di questa grande avventura…….

  2. I nonni
    20 aprile 2012 alle 20:47

    E’ difficile commentare il tuo scritto; si può solo dire che c’è un po’ d’invidia. Dalle tue parole traspare la contentezza di essere lì; finalmente abbiamo visto tantissime belle foto.

  3. cri53
    17 aprile 2012 alle 22:30

    foto bellissime e anche le descrizioni molto belle, ciao!

  4. Nonni
    15 aprile 2012 alle 00:34

    Una grande meravigliosa sorpresa quella che ho trovato sul blog di Giacomo, prima di andare a letto. Sono solo davanti al monitor; domani renderò partecipi mamma e Andrea di queste foto stupende.
    Qui la solita pioggerella insulsa.
    Buona vacanza da noi di Bellinzago.

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